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Se gli esami per conoscere l'esatto disturbo che affligge il nostro intestino
sono sempre gli stessi (ricerca di sangue occulto nelle feci, rettoscopia,
colonscopia,
) diversa può essere la terapia da seguire.
Alla tradizionale cura farmacologica, infatti, oggi sembra possibile affiancare
il trattamento omeopatico. Disposto a scommettere sull'efficacia di questa
metodologia terapeutica è Salvatore Piraneo, responsabile dell'ambulatorio
omeopatico per la cura dei pazienti affetti da patologie del basso intestino
all'ospedale Sacco di Milano. Nonostante la mancanza di norme che riconoscano
l'omeopatia come possibile via terapeutica in medicina, il dottor Piraneo
è riuscito comunque a ottenere dalla Regione Lombardia l'approvazione
per la creazione di un innovativo servizio ospedaliero basato sull'omeopatia.
A illustrare in modo approfondito che cosa comporti tutto questo è
proprio Salvatore Piraneo, ideatore del progetto, medico chirurgo e, ovviamente,
esperto in medicina omeopatica.
Può riassumerci le differenze, anche di
approccio,
tra omeopatia e medicina tradizionale?
La principale caratteristica che distingue la medicina
"formale" dall'omeopatia è l'approccio di base: la prima
cerca di individuare e curare il singolo disturbo; la seconda, invece,
considera il disturbo come un sintomo ultimo, derivante da disagi nella
personalità del paziente. In pratica, l'omeopata considera ogni
disturbo come una malattia che colpisce tutta la persona, la quale, pertanto,
deve essere curata in ogni suo aspetto, da quello fisico a quello psicologico.
Secondo la teoria dell'omeopata in genere questa scienza olistica ha lo
scopo di stimolare tutte le difese immunitarie del paziente, analizzando
anche le parti più profonde della persona così da "scovare"
tutto ciò che, direttamente o indirettamente, può dare origine
ai sintomi lamentati dal paziente.
Da dove è nata l'idea di aprire un ambulatorio
di omeopatia in ospedale?
Da medico chirurgo con numerosi anni di esperienza nella medicina tradizionale,
non posso certo dichiarare che la medicina ordinaria sia errata o inefficace.
Con l'avvicinamento alla branca olistica e la maturità raggiunta
in questi ultimi anni nel settore, però, posso sicuramente affermare
che la medicina tradizionale presenta molti limiti, primo fra tutti quello
di curare la persona solo in base alla malattia diagnosticata, senza approfondirne
la vera origine "interiore". Secondo l'omeopatia, invece, la
vera causa è da ricercare nel "nucleo" più interno
della persona; oltre alle indagini di rito, infatti, l'omeopata non dimentica
di analizzare eventuali sogni ricorrenti, paure, fobie, hobby e tutto
ciò che possa nascondere un minimo di disagio o predisposizione
al disturbo. Non è stato facile, però, convincere prima
la struttura ospedaliera e, poi, la Regione Lombardia. A differenza di
molti altri Paesi (come Francia, Grecia, Inghilterra, Sud America, Messico,
Brasile, Argentina e India) e di altre terapie olistiche (come l'agopuntura),
l'omeopatia in Italia è ancora vista con diffidenza e considerata
dai più come un metodo di cura incerto e ben lontano dalla medicina
vera e propria. La Lombardia, però, ha deciso di darci fiducia,
grazie soprattutto alla pianificazione di programmi di introduzione graduale
delle medicine alternative. Finalmente, quindi, abbiamo le carte in tavola
per dimostrare l'efficacia dell'omeopatia. In particolare, sono due le
caratteristiche che rendono importante questa "avventura": la
disponibilità di una struttura ospedaliera (che mette a disposizione
dell'ambulatorio tutti gli altri settori specialistici eventualmente necessari
alla terapia), nonché il ragionevole costo del servizio in convenzione
con il servizio sanitario nazionale (per la terapia, infatti, basta pagare
il ticket della mutua: lire 32.000).
L'ambulatorio è già stato approvato o
è ancora
sotto osservazione?
Quello che stiamo realizzando (ufficialmente dal 21 settembre 2001) è
considerato, al momento, uno STUDIO OSSERVAZIONALE, che si concluderà
nel momento in cui la Regione Lombardia avrà giudicato e, eventualmente,
approvato tutti i censimenti che gli forniremo. In pratica, la Regione
dovrà giudicare i risultati delle terapie omeopatiche di 100 pazienti
alla volta, comodamente schedati a computer per dati anagrafici, disturbi,
esami effettuati e terapie seguite.
Perché la limitazione del servizio ai disturbi
del basso intestino?
Quando abbiamo ottenuto l'autorizzazione da parte della Regione per la
realizzazione dell'ambulatorio, ci è stato fornito anche un protocollo
da seguire. In quest'ultimo è specificamente previsto che l'utilizzo
dell'omeopatia avvenga solo per i disturbi del basso intestino (come emorroidi,
condilomi, stitichezza, diarrea,
); ciò, probabilmente, proprio
per l'elevata correlazione che può esistere tra questa zona del
corpo e lo stato psicologico della persona in generale.
Cos'è, di preciso, un rimedio omeopatico?
Quando parliamo di "farmaco omeopatico" intendiamo un unico
prodotto (flaconcino) che racchiude un mix di prodotti (naturali o sostanze
chimiche) mirati alla cura di un disturbo a seconda della sua origine
interiore. In pratica, si tratta di sostanze ottenute a partire dall'estratto
alcolico (tintura madre) della sostanza stessa, successivamente sottoposta
ad una diluizione progressiva. Superato un certo livello di diluizione
(dodicesima diluizione centesimale o numero di Avogrado, 10-23) non rimane
più alcuna traccia della sostanza di partenza. Dopo ogni diluizione
il rimedio viene sottoposto ad un secondo procedimento (detto di succussione
o dinamizzazione), che consiste in una agitazione vigorosa della sostanza.
Quello che si ottiene, infine, è il cosiddetto prodotto omeopatico,
comunemente presentato sottoforma di gocce o di granuli da sciogliere
a livello sub-linguale.
Chi può esercitare l'omeopatia?
Personalmente, credo che l'omeopatia, come qualsiasi altra scienza medica
a servizio del paziente, debba essere svolta esclusivamente da persone
con una formazione approfondita e accreditata, risultante da un'istruzione
medico-tradizionale, seguita da specializzazioni in scuole di omeopatia
attendibili e autorevoli.
Ci sono categorie di pazienti ai quali la terapia
omeopatica è sconsigliata?
No, in linea generale tutti possono essere sottoposti ai rimedi omeopatici,
compresi i bambini! In via cautelativa, però, l'omeopatia è
ancora sconsigliata alle donne in gravidanza per la mancanza di studi
sugli eventuali effetti teratogeni (a danno del feto).
Qual è l'iter di una visita omeopatica?
Il primo incontro prevede una visita generale del paziente. Nel nostro
caso, essendo all'interno di una struttura medico-ospedaliera, è
possibile effettuare tutti gli esami diagnostici direttamente nell'ospedale.
Tra gli esami richiesti, è sempre prevista la rettoscopia per escludere
eventuali patologie gravi. A questo punto si può passare alla vera
e propria "fase omeopatica" (che dura almeno 1 ora), il cui
scopo è di far trasparire tutte le emozioni, le paure, i vizi,
le preferenze e i pensieri del paziente stesso, nonché i minimi
sintomi fisici, come un semplice mal di testa (anche saltuario) o lievi
stati d'ansia. Durante la seduta, inoltre, vengono considerate anche le
abitudini alimentari, che, per quanto insignificanti possano sembrare,
nascondono in realtà importanti lati del proprio carattere. Non
è raro, infatti, che dietro alla semplice preferenza di cibi caldi
o freddi, solidi o liquidi, possano emergere particolari lati del carattere.
Il rimedio che si va a prescrivere, quindi, dovrà essere composto
da un mix di sostanze mirate alla persona nel suo complesso. E' facile
capire, quindi, l'importanza degli incontri tra medico e paziente: da
un lato il medico non deve aver fretta di prescrivere o abbandonare dei
farmaci omeopatici prima di aver assodato che la persona si sia aperta
completamente; dall'altro, il paziente deve avere fiducia nel proprio
medico, lasciandosi andare a confessioni e sfoghi, come se sfogliasse
le pagine del diario della propria vita, cercando di non trascurare nulla.
Quanto conta l'effetto placebo?
L'omeopatia è spesso accusata di avere un altissimo effetto placebo;
in realtà la percentuale di effetto placebo riscontrata è
del 30-40% circa. Del resto, ciò che può indurre a potenziare
gli effetti dei prodotti omeopatici sono le stesse particolarità
che influenzano un paziente sottoposto a terapie tradizionali, ovvero:
entrare in una struttura sanitaria, parlare con un medico e il semplice
assumere qualcosa di farmacologico prescritto da un esperto. Inoltre,
nel caso si tratti di effetto placebo è facile accorgersene per
tempo, poiché dopo pochi giorni gli effetti benefici tendono sempre
a regredire.
Chi desiderasse mettersi in lista o avere maggiori
informazioni che cosa deve fare?
Per prenotare una visita presso il mio ambulatorio di medicina omeopatica
(che, al momento, è attivo una volta alla settimana) può
fare domanda direttamente all'ufficio prenotazioni dell'ospedale Sacco
di Milano (centralino: 02-39041). Per avere qualche delucidazione in più
sul servizio, invece, può telefonare al numero: 02-39043448 e mettersi
in contatto direttamente con me.
tratto da http://www.dica33.it
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