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Più generici, e risparmi
Scadono i brevetti ma è ancora scarsa la quota di mercato dei prodotti economici. Serve informazione
da www.la repubblica.it supplemento salute
A piccoli passi il mercato dei farmaci generici (o equivalenti, come ora si preferisce chiamarli in Italia) si sta allargando: poco meno del 4 per cento del mercato, afferma Nomisma, effetto del "decreto Storace" sulle liste di trasparenza (elenco di farmaci e principio attivo con prezzo) e della scadenza di alcuni bervetti. Nella fascia C, medicinali a pagamento, nel 2005, il consumo dei generici sarebbe salito dal 19 al 25,5 per cento, con il record dell'Emilia Romagna (33%). Per Nomisma molto dipenderà dell'informazione (nel Nord, proprio per questo fattore, la propensione al consumo di generici è superiore), ma la più volte annunciata Campagna nazionale, già finanziata per il 2005, è ferma al palo e l'Aifa, agenzia del farmaco, sta ancora "vagliando le proposte che dovranno essere approvate dal Consiglio di amministrazione". Con una maggiore informazione, riportano le analisi, ci sarà un'ulteriore incremento di consumo del 20 per cento. Uno studio della Ratiopharm, multinazionale tedesca, segnala che Milano è la provincia in cui si consumano più generici (ma solo 1,62 pezzi pro-capite) ma Savona ha il record pro-capite (2,45 pezzi). Roma ha un consumo pro capite di 1,53 pezzi.
I generici negli altri paesi hanno un mercato assai più sviluppato: Spagna 8,3%, Francia 13,4%, Germania 41,04, Regno Unito 49%. L'Agenzia del farmaco e i farmacisti tendono a valutare il mercato "generici" al 13,1 per cento (24,7% delle prescrizioni), inserendo però i cosiddetti prodotti "copia". In realtà, solo i "generici" hanno l'effetto di ridurre i prezzi, dovendo rispettare una percentuale di sconto minimo (20%). I farmaci "copia" (brevetti concessi e distribuiti come "cloni" da altre farmaceutiche), si vendevano in Italia, senza effetto sui prezzi, ben prima del 2001.
Roberto Teruzzi, presidente appena confermato della riunificata Assogenerici (con Ferdergenerici) guarda ottimisticamente al mercato che "diventa essenziale per contenere la spesa in Italia. Molte multinazionali hanno divisoni generiche, ciò può liberare risorse private e pubbliche per la ricerca, premiando l'innovazione. Le contrattazioni con l'ente regolatorio", continua Teruzzi, "portano mediamente a riduzioni di prezzo intorno al 40 per cento. Una redditività bassa; molto quindi dipende dalla diffusione del mercato. C'erano l'impegno e i soldi per una massiccia campagna di informazione, ma si rischia di bruciare anche il 2006".
Il Movimento consumatori, per voce della responsabile Osservatorio Farmaci, Rossella Miracapillo, segnala come "distorsioni" gli allungamenti di brevetti, e relativi aumenti di prezzo, concessi per piccole variazioni di molecole, e il caso di medici che prescrivono prodotti più costosi senza motivo: "La ranitidina, protettivo per lo stomaco, per esempio", afferma la farmacista, "oggi costa 6,60 euro e viene sostituita con l'esomeprazolo al prezzo di 21,67 euro, con benefici non giustificabili". L'esempio dei gastroprotettivi è assai significativo: gli antiulcera e antiacidi sono al terzo posto come spesa (dopo ace-inibitori e antibiotici sistemici) e molti sono a scadenza di brevetto. Uno dei più diffusi, il lansoprazolo (aspettando nel 2008 l'omeprazolo, dal 2003 già generico in Europa), è ora generico (da Ratiopharm e Merck generics), ma l'azienda del brevetto, la Takeda, ha deciso di "tagliare" i prezzi del 46% per mantenersi sul mercato. Racconta Maurizio Castorina, amministratore delegato: "Allineamo i prezzi, anche se il meccanismo italiano, induce a riduzioni basate sul prezzo più basso e non, come altrove, e le stesse aziende dei generici chiedono, sulla media dei tre prezzi più bassi". Castorina segnala l'importanza della presenza dall'azienda farmaceutica d'origine: "Un aspetto è quello della continuità terapeutica per il paziente, poi c'è il fatto che siamo detentori della conoscenza, con monitoraggio e conseguente letteratura scientifica. In termini di farmacovigilanza e di effetti collaterali è un patrimonio che va salvaguardato".
Altroconsumo in un'indagine a campione in 34 provincie, su 75 medici di base, scopre che solo 21 indicano i generici. Meglio i farmacisti, che nella metà dei casi, hanno sostituito o proposto il generico. All'immobilismo statale si contrappone l'attivismo privato: banca dati sul sito e telefono di Altroconsumo (022696155) e del Movimento Consumatori ( 800774770) e ora anche Assogenerici (www.assogenerici.org).
Il mercato mondiale è in aumento in volume (del 10-15%), ma in valore, vista la concorrenza e la riduzione dei prezzi, l'effetto è meno accentuato (Abouth Pharma, studio Tamburini), mentre la concorrenza di India e Cina, soprattutto sul fronte dei principi attivi per generici (dove l'Italia è leader) si fa sentire.
L'analisi del Quaderno Distribuzione farmaceutica (Massimo Stragliati, dati Ims 2005), parla del mercato al 2,9% (324 milioni di euro su 11,2 miliardi di spesa). Record di consumi (fascia A e C) nel Nord-ovest; Molise maglia nera, Toscana al primo posto (4,4%). (Maurizio Paganelli)
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