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Farmaci, maggior consumo e rischi
da www.la repubblica.it supplemento salute
Secondo l'ISTAT le donne usano più farmaci degli uomini. Dai dati 2005 si evincono le seguenti percentuali sul consumo percentuale: 42,1% per le donne, 32,3% per gli uomini. Alcuni dei motivi sono che la maggior aspettativa di vita delle donne si accompagna ad una maggiore incidenza di patologie croniche, e che la donna, come detto sopra, è più affetta da varie forme di dolore cronico: cefalea, emicrania, dolore alle articolazioni, nevralgie, dolore viscerale e vascolare, da cui il più forte uso di medicine. Purtroppo anche le reazioni avverse ai farmaci sono maggiormente frequenti nel sesso femminile: si parla di un rischio di una volta e mezzo superiore rispetto ai maschi.
Nonostante uomini e donne siano uguali per diritti, ma diversi biologicamente, la maggior parte dei principi attivi sono stati in passato testati principalmente sugli uomini. Esistono invece differenze di risposta ai farmaci, sia per la presenza degli ormoni che per un differente assorbimento, trasformazione ed eliminazione che dipendono da massa muscolare e percentuale di grasso. Gli uomini ad esempio rispondono meglio agli analgesici anti-infiammatori non steroidei (FANS), mentre le donne sono più sensibili ai narcotici.
Le sperimentazioni cliniche e farmacologiche che tengano conto della diversità di genere sono ancora rare, nonostante siano in vigore Negli Usa già dal '93 norme che prevedono nella sperimentazione di un farmaco l'inclusione di entrambi i sessi quando si valutano il dosaggio e gli eventuali effetti collaterali.
Uno studio della FDA, Food and Drug Administration, in America ha notato in uno studio condotto su 185 farmaci approvati tra il 1995 e 1999, che per tutti venivano consigliate e somministrate le stesse dosi, nonostante ben 37 avessero dimostrato efficacia diversa su uomini e donne.
Il ministero della Salute, assieme all'Istituto Superiore Sanità, ha promosso il progetto "La salute delle donne" che dovrebbe incentivare anche in Italia la medicina e la farmacologia di genere.
Spesso conviene pensare (ma non é necessariamente femminista ) che siamo "uguali" anche se non lo siamo, , come non è necessariamente "sessista" occuparsi delle differenze, se vogliamo una società più armonica, più sana e più equa. (a. a.)
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