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Il tè
verde "inibisce" l'Hiv? La realtà
clinica è lontana
da www.la repubblica.it supplemento salute
Che la bevanda
ottenuta con l'infusione del tè verde, una
delle più diffuse sul nostro pianeta, sia
dotata di numerose proprietà utili a contrastare
varie patologie è noto da alcuni anni: effetti
antibatterico, contro i radicali liberi, di prevenzione
dell'arterosclerosi, antiossidante. Benefica azione
effettuata da polifenolicatechine anche contro il
cancro, con la capacità di inibire la carcinogenesi,
la crescita e la tendenza invasiva della neoplasia,
l'angiogenesi neoplastica. La componente dimostrata
di maggior efficacia è l'epigallocatechina
gallato che in studi degli ultimi anni si è
dimostrata dotata di un certo effetto inibitore
sulla infezione da HIV, attraverso la distruzione
virale, l'inibizione dell'attività virale,
il legame del virione alle cellule linfocitarie,
ma i cui meccanismi non sono stati ancora ben definiti.
Esplicativo a questo riguardo figura un dettagliato
e ben documentato studio sperimentale comparso sulla
prestigiosa rivista statunitense Journal of Allergy
and Clinical Immunology ad opera dell'équipe
giapponese dei Dipartimenti di Chirurgia Oncologica
e della Trasfusione dell'Università di Tokyo
in cui viene dimostrato il meccanismo d'azione del
possibile effetto preventivo dell'epigallocatechin
gallato sull'infezione da HIV. Esso consisterebbe,
detto in termini molto semplificati, nel legame
della catechina con il recettore CD4 per il virus
posto sulla cellule bersaglio, particolari linfociti,
inibendo in tal modo quel legame tra recettore stesso
e la glicoproteina 120 del rivestimento virale,
che darebbe l'avvio alla distruzione cellulare.
Ma, a detta degli autori, l'ipotesi di un suo utilizzo
clinico come nuovo antiHIV, deve accuratamente evitare
le false aspettative legate ad una singola sostanza.
E come accortamente ribadito nell'editoriale a commento
dello studio, l'aspetto "cruciale" per
trasferire nella clinica la sperimentazione del
laboratorio è il problema del dosaggio prodotto
con le idonee concentrazioni. Infatti si sa che
solo una piccola percentuale delle catechine del
té assunto per bocca compare nel sangue:
anche con una elevata somministrazione in capsule
risulterà difficile raggiungere i livelli
utilizzati negli studi "in vitro". Inutile
l'uso della bevanda (ne occorrerebbero litri) per
contrastare la malattia o, peggio, come alternativa
terapeutica ai farmaci in uso.
DI ARSENIO CORRADO NEGRINI
Primario Emerito di Allergologia, Genova
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