Ormoni sì o no
Dal supplemento salute di repubblica.it

«Nel numero 360 di "Salute" è pubblicato un articolo sugli ormoni antimenopausa che riporta i risultati di uno studio sugli effetti della terapia ormonale sostitutiva: pochi i benefici, molti i rischi, la terapia non è consigliabile. Nello stesso numero della rivista, nella rubrica "Posta", al quesito d’una lettrice sull’opportunità di continuare la terapia ormonale sostitutiva oltre 5 anni si risponde che, se il soggetto è normopeso e si controlla regolarmente, la terapia può essere prolungata…Lo so che la scienza non dà certezze, ma questi pareri contrastanti non aiutano…».
Questa è una delle lettere giunte in redazione dopo la pubblicazione dell’articolo, con cui si dava notizia delle conclusioni della seconda parte dello Studio Women’s Health Initiative (WHI), riguardante gli effetti della terapia ormonale sostitutiva sui disturbi delle donne in menopausa. Lettere che riflettono il crescente disorientamento delle donne, iniziato fin dall’estate scorsa, quando uscirono sulla rivista scientifica "Jama" le conclusioni della prima parte dello studio, volto a verificare l’efficacia della terapia ormonale nella prevenzione dell’aumentato rischio cardiovascolare, osteoporotico e tumorale della donna in menopausa. Lo studio WHI venne addirittura interrotto in seguito all’aumento di tumori al seno, che si era verificato mediamente dopo 5 anni d’assunzione di ormoni, nonché dei casi d’infarto e di altri eventi cardiovascolari.
La seconda tranche, pubblicata sul "New England Journal of Medicine" dell’8 maggio, ha riscontrato, come unico effetto sui sintomi delle donne tra i 50 e i 54 anni, l’efficacia sulle vampate e i disturbi del sonno. Per questo la relazione d’accompagnamento a firma dell’epidemiologa Deborah Grady conclude che i benefici della terapia sono inferiori ai rischi.
Inevitabile l’eco sui media e la conseguente confusione delle lettrici. Così come va registrata la reazione fortemente critica dei ginecologi europei, sia sulle modalità generali con cui è stato condotto lo studio WHI le donne sotto esame erano molto anziane, ipertese, obese e poco sintomatiche, il 16% inoltre aveva familiarità nel tumore del seno sia sull’applicabilità delle sue conclusioni per le donne europee. Le osservazioni sono state esposte agli autori dello studio in un convegno di ginecologi europei e americani che si è svolto ad Atene. Il coordinatore della ricerca, Jacques Rousseau, ha risposto che non avevano voluto studiare la donna sintomatica in menopausa ma, poiché nei medici americani è diffusa la convinzione che la terapia ormonale sostitutiva protegga dal rischio cardiovascolare, il loro obiettivo era provare gli ormoni su donne di diverse fasce d’età e a maggior rischio.
In attesa delle decisioni della Società Europea della Menopausa, che dovrebbe emanare le linee guida europee, pubblichiamo due opinioni su questo "dilemma".

DANIELE DIENA

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