Se cibi e farmaci non vanno d’accordo
di EUGENIO DEL TOMA tratto da Repubblica Salute

Quando le visite mediche erano meno affrettate, il medico di famiglia non dimenticava mai le raccomandazioni sul momento più adatto per ingerire i farmaci che aveva prescritto. Abitudine oggi relegata in sottordine, al punto che non di rado è il paziente stesso a chiedere se il farmaco andrà preso a stomaco vuoto o subito dopo un pasto. Certi anziani chiedono tuttora se possono mangiare le uova, perché con i primi sulfamidici se ne sconsigliava temporaneamente l’uso (indicazione oggi del tutto inutile). In realtà si possono creare diverse interferenze fra le sostanze farmacologiche ed il cibo ed è bene tenere in considerazione almeno le principali. Del resto, quando un medico deve fronteggiare un problema acuto e grave sceglie quasi sempre la somministrazione per via intramuscolare o endovenosa, proprio perché la via orale non garantisce, con altrettanta precisione, né la quantità del farmaco che verrà realmente assorbita, né in quanto tempo.
Molte persone, e gli anziani in particolare, debbono ricorrere ai farmaci giornalmente e ciò può comportare sia dei problemi gastrici, sia delle interferenze sull’effettivo assorbimento dei medicinali, ma anche sul metabolismo, sull’escrezione e sulla comparsa di reazioni indesiderate. I farmaci, salvo poche eccezioni, sono assorbiti nell’intestino tenue e non nello stomaco che tuttavia può risentirne negativamente, perfino quando la somministrazione non è avvenuta per via orale. La regola più comune è quella di prendere i farmaci potenzialmente gastrolesivi non a digiuno ma nel corso di un pasto o subito dopo. Viceversa, quando è prioritaria la velocità e la completezza dell’assorbimento di una compressa è più corretto prenderla con un po’ d’acqua lontano dai pasti.
Possono esistere, però, indicazioni speciali, ricavabili di volta in volta dal depliant che accompagna qualsiasi confezione farmaceutica. Comunque, sarà bene ricordare che un alto consumo di fibre alimentari sotto forma di grandi quantità di verdure e ancor più per i prodotti dietetici arricchiti di fibre può ridurre l’assorbimento dei farmaci (come avviene per il ferro, per il calcio o per alcune vitamine). Bisogna tener conto che nelle epatopatie ma anche nell’invecchiamento si riduce la capacità del fegato di inattivare i farmaci e la loro azione può essere meno prevedibile, sia per intensità che per durata.
Soprattutto bisogna ricordare che l’etanolo (l’alcol del vino, della birra e dei superalcolici) accentua l’epatotossicità di molte sostanze e non solo dei farmaci, forse come solvente che ne facilita l’assorbimento, oltre ad aggravare il sovraccarico metabolico del fegato. I disturbi della coordinazione motoria e del comportamento, tipici di una forte ingestione di alcol, possono comparire anche per un uso moderato nei pazienti che abbiano preso farmaci sedativi, ipnotici, antidepressivi, ansiolitici e perfino analgesici. Un diabetico trattato con ipoglicemizzanti orali può avere delle fluttuazioni glicemiche imprevedibili, dovute in parte all’effetto ipoglicemizzante dell’alcol ed alle modifiche nel tempo di eliminazione del farmaco. Ce n’è abbastanza per chiedere al medico precisazioni anche sugli orari di somministrazione.

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